LE TEMATICHE Gli spettacoli fanno parte di un ciclo ispirato alle fiabe secentesche de Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile: opera fondamentale nella storia della letteratura italiana, tra le più antiche e stilisticamente coerenti registrazioni del narrato popolare di tradizione orale. In epoca romantica Lo cunto fu a sua volta fonte d'ispirazione per buona parte dei maggiori favolisti europei: Perrault, i fratelli Grimm, Andersen vi attinsero infatti liberamente.
La messinscena e' finalizzata a guidare il pubblico alla riscoperta ludica del ricchissimo repertorio di temi e vicende, che custodisce la memoria stratificata di una serie di tratti archetipici antichi, originali e universali, tanto tipicamente italici quanto comuni a tutti i popoli. Forme e tempi elementari riconducono alle strutture originarie del racconto, che tende a una rappresentazione del mondo attraverso rapporti e simboli primordiali.
Le tematiche prevalenti sono quelle della fiaba popolare di tradizione, in cui eroi ed eroine vengono sottoposti a una serie di prove superate grazie all'aiuto di mezzi forniti dagli aiutanti magici. I temi della vita, dell'amore, della paura, della nascita e della morte, adattati per un pubblico giovane e giovanissimo, coinvolgono e divertono offrendo validi spunti di riflessione sia didattici che personali.
LE TECNICHE E I LINGUAGGI
L'allestimento affianca l'immediatezza e la freschezza d'invenzione del teatro dei burattini alla presenza di un narratore che, sostenendo atmosfere e situazioni sceniche, instaura con il pubblico un rapporto di condivisione diretta dello spettacolo che diviene veicolo dei contenuti della fiaba.
Teatro di figura e teatro di narrazione si fondono quindi in un impianto semplice, di immediata fruizione, di alta efficacia visiva e sonora, alla portata di qualsiasi tipologia di pubblico. Non c'è finzione, tutto si svolge di fronte agli spettatori: i due attori si presentano dichiarando i loro nomi e il loro intento di raccontare una storia antica e nuova al tempo stesso. Uno dei due entra in baracca, il piccolo edificio da cui spuntano i burattini, mentre l'altro rimane fuori e parla direttamente col pubblico, con linguaggio semplice ed essenziale. A fine spettacolo, la baracca viene spogliata di teli e stoffe, per mostrarne l'interno e illustrare il modo in cui il burattinaio lavora per dare vita alle sue figure. Anche i burattini vengono mostrati al pubblico, uno per uno. Si spiega in cosa il burattino si contraddistingue rispetto alla marionetta, quali sono le sue caratteristiche peculiari, e come si modulano le voci dei personaggi per ottenere il miglior effetto di animazione. Prima del commiato finale, i due attori coinvolgono ancora una volta il giovane pubblico con una canzone da imparare e cantare insieme, un ricordo dello spettacolo e della fiaba che rimane nella memoria dello spettatore.
RIFERIMENTI ALL'ESPERIENZA DEL BAMBINO
Il progetto nasce come riflessione sul significato della fiaba narrata attraverso il teatro dei burattini, e come ipotesi di lavoro circa la sua funzione e il suo scopo nella società contemporanea.
I riferimenti all'esperienza del bambino sono finalizzati a stimolare il loro immaginario con una proposta vera e non mediata dal filtro di una esagerata finzione teatrale (o peggio ancora televisiva), un'esperienza in cui i due attori parlano direttamente a loro senza edulcorazioni o atteggiamenti bambineschi.
E' la fiaba a essere messa in primo piano, con i suoi misteri, i suoi segreti e la sua intima positività. In questa il bambino riconosce istintivamente un linguaggio a lui familiare, spontaneo e simbolico al tempo stesso, un linguaggio che risiede nell'inconscio e nella psiche degli uomini, come se ognuno lo portasse dentro di sé ancor prima di venire al mondo. E il teatro dei burattini esalta questa componente istintiva, rendendola piacevole e divertente, poiché i burattini sono proiettati a esprimere vitalismo e dinamicità, mentre le emozioni che rappresentano sono immediate e schiette. Gioia, rabbia, dolore, felicità e allegria sono formulate nella loro dimensione più riconoscibile e spontanea, non attraverso le evoluzioni della parola ma tramite il gesto e il movimento, che portano a una più facile identificazione anche in bambini molto piccoli. Un panorama, infine, condito da quelle invenzioni tipiche del teatro dei burattini: gli inseguimenti, le bastonate, gli aiutanti buoni, gli orchi affamati e quant'altro. Insomma tutte le espressioni più genuine della storica e popolare tradizione burattinesca.
IL METODO DI LAVORO
Il percorso che ha portato alla realizzazione del progetto e del relativo ciclo di spettacoli si è articolato nell'arco di otto mesi, percorrendo diverse tappe. Si è cominciato con la lettura dell'intera opera di Basile a cui è seguita la scelta di circa sei fiabe che avessero quelle caratteristiche narrative e formali in grado di permettere una loro trasposizione scenica. Subito dopo si è intrapreso il lavoro di costruzione della baracca e dei burattini, studiandone a fondo lo stile e la tipologia. I personaggi creati dovevano necessariamente rappresentare una famiglia in grado di coprire tutti i ruoli che le fiabe offrono: un re, una regina, un principe, una principessa, la vecchia balia, un'orca, il diavolo, un bambino e altri.
Il momento successivo ha visto l'elaborazione dei copioni e delle drammaturgia. Durante l'estate del 2006 per sei settimane, ogni domenica, in collaborazione col Comune di Grugliasco e l'Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare, la compagnia ha incontrato un pubblico composto da adulti e ragazzi al parco delle Serre di Grugliasco. In questi appuntamenti il confronto diretto col pubblico e la registrazione delle sue risposte, hanno confermato o smentito le ipotesi e le suggestioni elaborate in precedenza a tavolino. Il percorso ha preso via via maggior definizione con altri incontri autunnali e invernali con pubblico ancora diverso: asili nido, scuole materne, elementari, medie e pubblico adulto. Dalle sei fiabe iniziali, si è scelto di mantenere solo i tre titoli che sollevavano maggior interesse didattico e tematico.
Anche la scelta di impostare la messinscena come somma di narrazione e burattineria è maturata grazie all'interazione con quelle diverse tipologie di pubblico. Inizialmente, infatti, l'impostazione prevedeva entrambi gli attori in baracca, soluzione che però non offriva le stesse potenzialità di quel rapporto vitale e concreto con gli spettatori che solo la presenza di un narratore può dare.
SCENOGRAFIE, COSTUMI E MUSICHE
I costumi sono concepiti nella maniera più artigianale e semplice possibile, utilizzando colori primari e forme essenziali, creando una tipologia di burattino non di tradizione ma contemporaneo, facilmente riconoscibile e particolarmente adatta a stimolare la fantasia e l'inventiva del giovane spettatore.
Per ciò che riguarda le scenografie, si è scelto di lavorare con pochi ed essenziali elementi, per favorire ulteriormente la partecipazione e la creatività autonoma del pubblico che può così proiettare, in un universo volutamente sgravato dal fardello di eccessive suggestioni scenografiche, la propria visione immaginaria di ambienti, situazioni e contesti.
Le musiche, sempre eseguite con fisarmonica dal vivo, comprendono sia composizioni appositamente create per i singoli spettacoli che arrangiamenti originali di temi e melodie tratti dalla tradizione popolare italiana, risalenti al periodo storico corrispondente all'epoca di compilazione del Cunto (1600-1700). |